Ciao sono Mersy e se dovessi raccontarvi quando è nata la mia storia d’amore con la radio, probabilmente dovremmo fare un salto indietro nel tempo di qualche decennio.
Immaginatemi così: una bambina con il dito costantemente premuto sul tasto REC dello stereo, pronta a catturare le canzoni preferite dalle frequenze FM su una cassetta, o immobile davanti alla TV ad aspettare che MTV passasse il video del momento per registrarlo su una VHS.
Sì, perché mentre gli altri bambini giocavano con le bambole, io giocavo già a fare la speaker radiofonica, inventando programmi, presentando brani inesistenti e sognando, un giorno, di parlare a un microfono vero.
Crescere negli anni ’90 è stato un vero e proprio privilegio per le mie orecchie. La mia cameretta era lo specchio perfetto di un caos musicale meraviglioso: da una parte il poster dei Backstreet Boys, dall’altra, nel lettore CD, girava a tutta colonna l’album nero dei Metallica.
Questa totale mancanza di pregiudizi musicali mi ha resa la ragazza versatile che sono oggi. Non chiedetemi di scegliere un solo genere, perché non potrei mai farlo. Nella mia playlist ideale c’è spazio per le vibrazioni positive di Bob Marley, l’elettronica visionaria dei Daft Punk, la rabbia catartica dei Linkin Park e i sogni in cassa dritta di Eric Prydz… e questo è solo l’inizio!
Per me la musica non è mai stata un semplice sottofondo. È aggregazione, è la scusa perfetta per stare insieme e fare comunità. È condivisione di storie, di ricordi, di brividi sulla pelle. Ma, sopra ogni cosa, la musica per me è guarigione. È quel porto sicuro capace di rimetterti in sesto anche dopo la giornata più buia.
Oggi, quel microfono che usavo per gioco da bambina è diventato reale. E ogni volta che si accende la luce rossa in studio, il mio obiettivo è solo uno: portarvi dentro questo mio folle, colorato e liberatorio viaggio musicale.
Ci sentiamo in onda!

